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Condannata coppia di Carrù per minacce all'ex vicina di casa

La peba: quattro mesi di carcere e 1.300 euro di provvisionale ciascuno

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22/01/2026 - 11:25

Si è concluso con una condanna il procedimento per minaccia che vedeva imputata una coppia residente a Carrù, contrapposta a un’ex vicina di casa. Il giudice ha disposto per entrambi quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, disponendo inoltre il risarcimento dei danni, da definire, in favore della parte civile. È stata anche riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva di 1.300 euro per ciascun imputato.
La decisione è maturata nonostante la deposizione del proprietario dell’immobile, che aveva escluso l’esistenza di minacce nei rapporti tra i condomini. I fatti risalgono al 2021 e rientrano in uno dei due procedimenti penali avviati a seguito delle denunce presentate da due inquilini dello stabile, un uomo e una donna.
Proprio quest’ultima, costituitasi parte civile, aveva riferito di un clima di forte conflittualità con la coppia, tale da indurla a lasciare l’abitazione. Al centro dei contrasti la presenza di un cane, un cucciolo di pitbull, che secondo quanto riferito avrebbe abbaiato soprattutto nelle ore notturne e sarebbe stato lasciato libero nel cortile condominiale.
Nel corso dell’istruttoria è stato ascoltato anche un testimone che ha descritto liti frequenti e rumorose, udibili dall’interno degli appartamenti, con insulti e minacce. In una circostanza, la persona offesa avrebbe subito anche un tentativo di aggressione: dalle rispettive abitazioni, affacciate su balconi contrapposti, gli imputati l’avrebbero insultata, invitandola a scendere, e avrebbero cercato di colpirla con il manico di una scopa. Una situazione che  si sarebbe protratta per circa due mesi e mezzo, fino al trasferimento della donna.
Di segno opposto la versione fornita dal proprietario dello stabile, nonché datore di lavoro di uno degli imputati, che ha parlato di generiche tensioni condominiali ma ha negato di aver mai ricevuto segnalazioni relative a minacce. A suo dire, altri inquilini gli avrebbero riferito che la presenza del cane non costituiva un problema e che le lamentele provenivano prevalentemente dalla querelante.
Il proprietario ha inoltre ricondotto l’allontanamento della donna non a una scelta volontaria, bensì a uno sfratto per morosità, avviato dopo mesi di mancato pagamento del canone. 

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