07/02/2026 - 10:41
Il processo sul crollo del ponte “La Reale” di Fossano entra nella fase dell’appello. Giovedì 5 febbraio, davanti alla Corte d’Appello di Torino si è aperto il giudizio di secondo grado sul collasso della struttura avvenuto il 18 aprile 2017.
La prima udienza, di natura interlocutoria e svoltasi nell’aula “Bruno Caccia”, è stata dedicata esclusivamente all’esame di una questione preliminare: la prescrizione del reato. La difesa di uno degli imputati ha infatti sollevato il tema dell’applicazione della cosiddetta legge “ex Cirielli”, da cui dipende la possibilità stessa di celebrare integralmente il processo d’appello.
Il procedimento penale, avviato dopo il cedimento del viadotto si era concluso in primo grado nel settembre 2024. Il tribunale aveva pronunciato quattro condanne per disastro colposo, tutte con pena sospesa, e otto assoluzioni piene. Era stata inoltre riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva di 500 mila euro a favore della Provincia di Cuneo, costituitasi parte civile. Secondo la tesi difensiva, il ponte, appaltato nel 1990 e realizzato tra il 1992 e il 1993, rientrerebbe nella disciplina della prescrizione vigente all’epoca dei fatti. In questo caso, il termine massimo — pari a sette anni e mezzo — risulterebbe già decorso a partire dal 2017. Diversa l’ipotesi sostenuta dall’accusa: qualora fosse applicabile la legge ex Cirielli, la prescrizione del reato di disastro colposo, calcolata sulla pena edittale massima di dodici anni, non sarebbe maturata, consentendo così di arrivare a una decisione definitiva. La Procura di Cuneo ha chiesto la riforma di due assoluzioni pronunciate in primo grado, riguardanti il responsabile della ditta appaltante Pel.Car e un ingegnere Anas. Entrambi erano imputati per i lavori eseguiti nel 2006 sulla circonvallazione, in occasione dei quali era stato scarificato il manto stradale. Secondo l’accusa, quegli interventi avrebbero avuto un ruolo nel deterioramento della struttura; tesi respinta dal giudice di primo grado, che aveva escluso un nesso causale con il crollo.
Sul fronte opposto, i difensori hanno impugnato le condanne inflitte a tecnici Anas e a responsabili delle imprese coinvolte nella costruzione e nella manutenzione del viadotto, tra cui Franco&C Spa e Impresa Grassetto. Le responsabilità contestate riguardano omissioni nei controlli, irregolarità nelle operazioni di iniezione della boiacca nei cavi e la mancata segnalazione di evidenti segni di degrado — come infiorescenze, macchie e colature — in contrasto con una circolare ministeriale del 1991.
Proprio la natura di quei segnali e la loro capacità di preannunciare il cedimento della struttura avevano rappresentato uno dei nodi centrali dell’istruttoria di primo grado. Un confronto tecnico complesso, che aveva visto contrapporsi le relazioni dei consulenti delle difese e quelle del pubblico ministero, chiamati a chiarire se il crollo fosse riconducibile a un errore umano o a un evento prevedibile e prevenibile.
Il processo riprenderà il 22 aprile, quando sono attesi in aula i consulenti della Procura.
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