19/02/2026 - 11:46
La tragedia avvenuta il 18 febbraio lungo la Statale 28, dove ha perso la vita un giovane di 18 anni originario del Bangladesh che stava camminando a bordo strada insieme a un amico di 35 anni, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza delle strade, e soprattutto il rispetto della norma sulla viabilità extraurbana.
Il presidente della Provincia, Luca Robaldo, ha parlato di un evento che deve essere “sprone a lavorare con ancora più determinazione sul tema della sicurezza stradale”. Proprio nei giorni scorsi è stata avviata l’attività del Tavolo sulla Sicurezza Stradale, con l’obiettivo di coordinare le molte iniziative presenti sul territorio, a partire da quelle promosse dagli istituti scolastici.
Robaldo ha ricordato anche le segnalazioni ricevute da cittadini preoccupati per la viabilità di via Tanaro, arteria che collega la città al casello autostradale, dove transitano pedoni, biciclette e monopattini, spesso per recarsi al lavoro. Un quadro che, secondo il presidente, richiede interventi che i Comuni da soli non sono in grado di sostenere.
Il sindaco di Ceva, Fabio Mottinelli, ha espresso vicinanza alle vittime, ai feriti e anche al conducente coinvolto, sottolineando come in questi casi la società cerchi spesso un colpevole, mentre “la responsabilità è collettiva e le possibili soluzioni devono essere corali”.
Il primo cittadino ha ricordato il confronto costante con ANAS lungo la tratta che attraversa Ceva per discutere delle criticità presenti, ribadendo che l’attenzione del Comune è alta, compatibilmente con risorse e personale disponibili. Ha inoltre riferito di aver sentito il Prefetto per sollecitare una nuova sensibilizzazione nei centri di accoglienza sul tema dell’educazione stradale e dei comportamenti sicuri. Allo stesso tempo ha evidenziato che il problema non riguarda solo gli ospiti delle strutture: anche in passato un ciclista aveva perso la vita su quella tratta. “Le strade extraurbane possono presentare rischi per chiunque”, ha ricordato, invitando alla massima prudenza nei casi in cui, per necessità, ci si trovi a percorrerle a piedi o con mezzi particolarmente vulnerabili.
Nel dibattito è intervenuta anche la consigliera regionale Giulia Marro, che ha condiviso l’importanza dell’educazione stradale, anche nei centri di accoglienza, ma ha invitato ad allargare lo sguardo. Molte strutture, ha osservato, si trovano in periferia o fuori dai centri abitati: chi vi risiede spesso non può evitare di percorrere a piedi o in bicicletta tratti extraurbani per raggiungere il lavoro. “Li vogliamo lontani, dove non si vedono. Poi, se vengono investiti, la responsabilità è anche loro”, ha scritto, sollecitando una riflessione più ampia sul modello di accoglienza e sulle condizioni concrete in cui queste persone si muovono ogni giorno. Uomini e donne che spesso escono all’alba e rientrano al buio, diretti verso fabbriche, campi e supermercati. “La responsabilità deve essere condivisa”, ha aggiunto, non solo nell’immediato dell’emozione, ma anche quando si tratta di ripensare scelte strutturali.
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