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Il voto negato

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Il voto negato

Dalle stanze romane ne hanno tirata fuori un’altra dal cilindro delle cose sconclusionate. I voti degli studenti pubblicati sui tabelloni nei corridoi delle scuole? “Neanche per sogno”, tuonano i burocrati del Ministero dell’Istruzione che con una circolare dell’11 giugno sentenziano: “violano la privacy”. Che cosa si viola? La riservatezza dell’alunno che ha preso insufficienze? Il “non ammesso”? Il benessere psicologico? Totò direbbe: «Ma mi faccia il piacere!» A parte che il garante per la privacy già si era pronunciato negando violazioni della riservatezza, spiace che, per estensione della becera negazione, su queste colonne non troverete com’è tradizione di “Provincia” da sempre, le belle medie dell’8 e voti superiori che indicano le eccellenze delle nostre scuole. Il voto è un documento della pubblica amministrazione e, come tale, dovrebbe essere investito dal concetto di trasparenza. L’infausta decisione aumenterà la distanza tra famiglie e scuola e tra compagni. Tutto si riduce di nuovo a un clic: quello che serve allo studente per vedere i propri voti, nella propria stanza, da solo, senza le risate, i conforti, la gioia, i pianti con i compagni di fronte ai tabelloni della loro scuola: l’anticipo della vita vera che là fuori lo studente, domani, troverà.

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