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Tornato il maggio delle rose. Ancora disturbi di venti e nuvole ma alla fine il sole vincerà.

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Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

Lunedì 17 dopo un arrembaggio favonico iniziato nella serata di domenica il tempo della è di colpo cambiato. Passata l'ultima perturbazione di origine atlantica ecco il cielo aprirsi sotto i forti rèfoli del vento alpino di un sereno come da settimane non si vedeva. Le minime notturne salite a 14° grazie allo “scirocco delle Alpi”, l'umidità crollata a valori risibili, il sole caldo e abbagliante per chi aveva la fortuna di poter starsene in campagna o in montagna, abbagliante tanto da far stropicciare gli occhi. Martedì mattina la replica di questo tripudio di fine primavera, tanto sperato ma sempre effimero quest'anno. Infatti se la mattina presto si scorgevano le nuvole alte (oltre i 10.000 ci confermava John Aimo)  disposte a strisce come fossero le costole di una immaginaria colonna vertebrale del cielo venivano sostituite poi da una luce accecante meridiana, e infine da nembi che avrebbero offuscato il pomeriggio e la sera, ma senza eventi degni di nota. Sì, perché siamo ancora in attesa di un anticiclone che stabilizzi il bel tempo. L'Africano làtita quest'anno.  Se ne sta ai due terzi dell'Africa e non si spinge che timidamente nel Mediterraneo ma soltanto fino al nostro Meridione senza avere l'ardire di spingersi oltre. A sua volta l'anticiclone delle Azzorre appare quanto mai timido e soltanto a tratti riesce ad infilare qualche squarcio di sereno in un Piemonte e un Nord Italia penalizzato da questa primavera d'antan.  Una primavera di un tempo, non tanto lontano per chi scrive, ma abissalmente per quella generazione Zeta che del meteo ha fatto un videogame come tanti altri, un esercizio quotidiano di rapide letture sui siti più o meno affidabili e soprattutto una indigestione di belle foto di tramonti, di nevi copiose o di fulmini e arcobaleni a gogo presenti su instagram o su facebook. Succederà così che dopo una nuvolaglia ritornata, ma inoffensiva, tra martedì sera e la mattina, dal pomeriggio di mercoledì avremo finalmente un avamposto altopressorio che dalle Azzorre arriva fino a noi. Durerà poco, fino a venerdì pomeriggio con massime che saliranno arditamente oltre i 22 gradi e poi, quando dopo i disturbi di sabato e domenica lunedì tornerà il sole pieno anche fino a 26-27 gradi. Sul Cuneese e sul Monregalese pioverà poco, soprattutto domenica nel pomeriggio, un disturbo provocato dall'insistere di quell'instabilità atlantica che ormai è la costante della stagione. Lunedì tornerà ad essere una giornata da godere appieno, possibilmente nel tripudio naturale del finale di maggio. Anche sulla nostra collina tutto di colpo si è ridestato da quel torpore vegetativo provocato dai caldi iniziali della stagione seguiti poi da gelate e da venti e freddi improvvisi. È bastato quell'alito di Foehn per far sbocciare una dopo l'altra le nostre rose inglesi, le più risicate ai 705 metri di quota della costa collinare. Le rose autoctone, quelle già acclimatate da generazioni, quelle sono fiorite, in ritardo rispetto al 2020, ma comunque hanno aperto i petali. È stata un'attesa sorpresa quindi trovare la mattina la incantevole rosa bianca con sfumature di tenue rosa che si sta arrampicando in quell'angolo del casotto. È la Madame Alfred Carrière, la rosa più amata dalla poetessa del giardino Vita Sackville-West, un fiore con cui aveva ricoperto una parete intera della sua villa-castello di campagna. A ruota la stanno seguendo i 150 boccioli della St-Swithun, altra inglese che oltre il colore rosa delicato, offre un profumo di spezie che sa di oriente. Si sono aperte anche la gialla ambrata di rosa Jane Austin che copre il forno così come la rara Irene Watts dal profumo che inebria e mostrano già un po' del loro rosso porpora i boccioli della Crimson Glory, anch'essa rara negli umori del nostro Nord.
Romano.fulvio@libero.it

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