14/03/2023 - 17:53
Vi sono date che sembrano intrecciarsi con il meteo o, se volete, addirittura con il clima. E viceversa. Magari non proprio con un ricordo preciso, netto e definito ma in una specie di sogno che a tutta prima potrebbe e sovente si confonde con una realtà effettiva. Sabato scorso, 11 marzo 2023, il caldo che sotto l'incalzare del Foehn aveva invaso la nostra provincia così come gran parte del Piemonte (un'offensiva atlantica anch'essa incapace di provocare quelle piogge che oggi sono la desiata di tutti noi) ci ha ricordato una data, sempre dell'11 marzo, ma del 1948, in cui cade un record giornaliero storico del caldo marzolino. In quel giorno di 75 anni fa la temperatura massima cuneese fu di 23,7 gradi, un dato eccezionale per il primo mese di primavera e nemmeno sfiorato dai 22,6° del 11 marzo di questo scorso sabato. D'altronde quel mese “dei fiori” di un tre quarti di secolo fa rimase del tutto eccezionale. Non soltanto in quel solo giorno ma anche per tutti o quasi gli altri del mese le temperature furono da record, tanto che alla fine quello del 1948 con 11,7° di media mensile risulta il più caldo di tutti i mesi di marzo precedenti (dal 1877) e successivi, superato soltanto dai 12,1° del marzo 1997 e del marzo 2017. Insomma, quel gradevole mese di 75 anni fa fu secondo per il caldo soltanto a due mesi recenti, che già appartengono al periodo del riscaldamento climatico. Cosa c'entra, direte voi, con la questione del sogno, del meteo che lo risveglia eccetera eccetera. C'entra eccome, perché uno dei sogni-realtà, immagini volanti che si riaffacciano quando passo in piazza Galimberti nell'angolo della farmacia è quello della primavera del 1948 che vide un marzo da record seguito da un caldo aprile. Il 1948, l'anno del “18 aprile”, delle elezioni politiche che decisero la storia finita trent'anni fa con “la prima repubblica”. L'ho riscoperto da poco, ripensandoci per una volta con calma. Adesso sono sicuro che era quello l'aprile in cui, nella prima infanzia, vidi sulle “pilie” dei portici all'angolo di corso Soleri i manifesti del fronte con Garibaldi e poi quelli dello scudo crociato, seguiti di nuovo da Garibaldi e così via. Accompagnavo i miei che (evidentemente) andavano a votare e la prospettiva del corso era tutta colorata da alberi già tutti verdi e di foglie che facevano scura ombra ad un sole tanto caldo da ricordare la riviera. Il sogno- ricordo finisce qui perché se guardo poi i dati della pioggia di quel 1948 vedo che febbraio fu irrorato di neve e acqua a volontà e anche marzo se la cavò: soltanto aprile fu oltre che caldo anche sereno e secco. Oggi invece abbiamo registrato una decina, al massimo una quindicina, di millimetri d'acqua in questa ultima sortita atlantica che ha fatto seguito a cinque giorni degni di una metà maggio. Succederà che si apriranno di nuovo le porte ad arie più “fresche”: fino a domenica minime attorno allo zero in campagna ma massime alte a 12-14°. Cieli sereni e ennesima rimonta anticiclonica. La siccità continua: niente piogge per i prossimi sei-sette giorni. Non servono nemmeno i ricordi a far tornare la pioggia. Almeno in sogno.
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