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Prato Nevoso alle Olimpiadi di Milano-Cortina nelle immagini di Sergio Bolla

Domani sera a Milano l’inaugurazione della mostra “Essenza Bianca”

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Prato Nevoso alle Olimpiadi di Milano-Cortina nelle immagini di Sergio Bolla

04/02/2026 - 18:31

Prato Nevoso entra nel racconto delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 attraverso lo sguardo lento e profondo della fotografia. Succede a Milano, negli spazi della Galleria Rossella Colombari di via Maroncelli 10, dove domani, giovedì 5 febbraio alle 18 si inaugura “Essenza Bianca”, mostra che mette al centro la montagna come esperienza, memoria e forma essenziale.

 


Il progetto nasce da un’idea di sottrazione: togliere il superfluo per arrivare al cuore delle cose. Da qui il titolo, che richiama un bianco inteso non solo come colore ma come spazio mentale, silenzio, luce rarefatta. Un bianco che rimanda alla neve, all’alta quota e a quel paesaggio alpino che a Prato Nevoso definisce volumi, ritmi e percezioni.

 


Cuore della mostra è una selezione di fotografie di Sergio Bolla, realizzate nell’arco di tredici anni nella località sciistica. Le immagini, scelte insieme alla gallerista Rossella Colombari, costruiscono un racconto stratificato e coerente: luci che cambiano, gesti quotidiani, presenze discrete e un legame profondo tra l’uomo e la montagna. Una narrazione lontana dalla spettacolarizzazione e più vicina alla durata e all’esperienza.

 


Accanto alle fotografie, una serie di oggetti provenienti dalla collezione privata di Claudio Vender rafforza il dialogo tra immagini, luce e materia, richiamando il pensiero progettuale di Asnago & Vender e la loro architettura sobria, misurata, priva di enfasi.

 


Per Sergio Bolla, la mostra rappresenta anche un percorso personale: «Portare con me un luogo al quale sono profondamente legato e mostrarlo in una veste nuova, intima e sincera è motivo di grande orgoglio», racconta il fotografo.

 


In vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, “Essenza Bianca” propone così un altro modo di guardare la montagna: non come scenografia dell’evento, ma come spazio di silenzio, memoria e permanenza. E Prato Nevoso diventa protagonista di un racconto che privilegia l’essenziale.

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